La dimensione cartacea

Stefania Giannini, nuovo ministro dell’Istruzione, al Corriere della sera:

La tecnologia a scuola è una priorità o no?

Una priorità non sostitutiva. Ho l’idea che se spariscono i libri, forse sarò anche un po’ datata, non vada bene. A scuola senza zaino? No, deve esserci anche un contatto con la dimensione cartacea della cultura. Si alla tecnologia che collega la scuola col mondo ma non la vedo sostitutiva del patrimonio che abbiamo.

I libri non spariscono, semmai si trasferiscono su un supporto diverso dalla carta, che poi bisognerà portare a scuola nello zaino, così il ministro è contento.

C’è questa strana idea per cui la tecnologia distrugge tutto quello che c’era prima, e automaticamente diventa qualcosa da cui bisogna difendersi, pena ritrovarsi in un mondo senza più cultura. Ovviamente dietro tutto c’è la rigidità che impedisce di vedere la novità: un libro sul tablet deve essere semplicemente una copia del libro di carta ma senza carta. Sfugge completamente l’idea di un libro interattivo in cui le parole raccontano un quadro o una basilica mentre un filmato ne mostra i dettagli, in cui le parole sono link che rimandano ad altri concetti e altri ambiti. Non sarebbero più facili e immediati i famosi (famigerati?) collegamenti multidisciplinari (o interdisciplinari)? Quanto ne guadagnerebbe l’elasticità mentale di un ragazzo, oltretutto senza pesi inutili sulla schiena?

Mi viene il sospetto che il ministro frequenti solo chi vede la tecnologia come distruttrice, mai come una forza creativa, in tutti i sensi del termine. Stia tranquilla, si compri un iPad e ci giochi per un po’, scarichi iBooks e iTunes U, provi ad annotare un Pdf, faccia una mappa mentale con MindNode, visiti (virtualmente) qualche museo o qualche città d’arte. Poi riparliamo del patrimonio che abbiamo.

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Un pensiero su “La dimensione cartacea

  1. Giovanni

    Premetto che non sono d’accordo con quanto affermato dal ministro (di cui sono un dipendente…) ma sulla dimensione cartacea dell’apprendimento se non della cultura vorrei puntualizzare qualcosa. Sul mensile Le Scienze di febbraio è riportato uno studio che dimostra come la memorizzazione sia più facile studiando su un testo cartaceo piuttosto che digitale. Questo studio conforta la mia esperienza personale: da quando ho preso l’ipad leggo molto sul tablet ma per uno studio serio di qualche argomento cerco ancora la carta. Vedendo poi i pietosi pdf di testi scolastici che ci propinano le case editrici, non mi sento di invogliare i miei alunni allo studio (nel senso di lettura per studio) su tablet. Il problema è quello che lei cita: i testi digitali in circolazione sono ancora pensati e realizzati come libri di carta senza carta.
    È una questione delicata e dalle molte sfaccettature e forse io la penso così perché non sono altro che un “topo di biblioteca”, ma certo un ministro che fa queste dichiarazioni non aiuta.

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