Tag

, , ,

Apple deve produrre uno smartwatch. Se non lo fa è destinata al fallimento; se lo fa, sicuramente produrrà un orologio cui mancheranno molte funzioni, come quando si criticava iPod perché non aveva la radio. Come se un oggetto si potesse guidicare solo dal numero di funzioni. A volte, spesso, è proprio il contrario. Questo articolo è di Shawn Blanc, che ringrazio per avermi permesso di tradurlo, e dice tutto quello che c’è da dire.

Più leggo di orologi intelligenti, più apprezzo i miei orologi “stupidi”.

Immagine

Questi sono i due orologi che porto. Quello a sinistra è un Tissot e quello a destra è un Seiko automatico. Nella maggior parte dei giorni porto il Seiko.

Ecco un elenco completo delle funzioni dei miei orologi: indicano l’ora del giorno (anche se sono imprecisi e spesso sbagliano di circa mezzo minuto) e la data. Il Seiko, essendo di classe, indica anche il giorno della settimana. E dato che nessuno dei due sa in che mese siamo, alcune volte all’anno devo portare avanti la data, da 29 o 30 a 1.

Tutto qui.

Ma non porto un orologio solo per sapere che ore sono. In parte lo porto per avere una scusa per non tirare fuori il mio iPhone.

Mi capitava spesso di trovarmi in coda in un negozio e tirare fuori il mio iPhone per vedere che ora fosse. Poi, per pura abitudine, sbloccavo e mi ritrovavo subito a scorrere tweet o leggere email senza davvero trattarle. Poi la coda andava avanti e rimettevo in tasca l’iPhone e se mi aveste chiesto che ora fosse non avrei neanche saputo dirlo.

I miei orologi analogici mi ricordano che esiste un utilizzo anche senza una connessione Internet e che l’utilità non richiede il software più aggiornato.

I miei orologi non hanno un display touch interattivo. E neanche hanno Wi-Fi, Bluetooth, LTE o USB. Diamine, il Seiko non ha neanche la batteria: se non lo uso per un paio di giorni smette di funzionare finché non lo ricarico.

Non ci sono app per i miei orologi. Non posso abbinarli all’iPhone o impartire loro comandi vocali, non mi danno indicazioni stradali e non posso usarli per passare al brano musicale successivo.

Uno dei vantaggi è che i miei orologi non richiedono aggiornamenti e non saranno “lenti e obsoleti” fra un anno, quando uscirà la nuova versione. In realtà non diventeranno mai obsoleti e insignificanti finché non si romperanno del tutto.

Tra 15 o 20 anni spero che i miei figli penseranno che prendere uno dei miei vecchi orologi sia qualcosa di speciale.

Questo non significa che la tecnologia vintage non sia speciale. Ma un vecchio orologio è allo stesso tempo speciale e usabile. Tra 20 anni il mio iPhone originale, per quanto speciale e carico di nostalgia, probabilmente non si accenderà nemmeno.

L’affinità che provo per gli orologi analogici non significa che non mi piaccia l’idea dello smartwatch. Il mio iPhone è uno degli oggetti più straordinari che abbia mai posseduto e usato. Ma la mia esperienza d’uso mi ha insegnato che la promessa di comode notifiche e importanti informazioni va quasi sempre di pari passo con la realtà di distrazioni costanti, richieste di attenzione e forse perfino una dipendenza dai “semplici controlli”.

Quando abbasso lo sguardo sul mio orologio so esattamente quello che mi mostrerà: l’ora.

Annunci