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Jonathan Franzen parla di Twitter nel corso di un’intervista a la Repubblica dedicata ad altro:

La gente tende a non leggere i testi, ma solo quello che è stato scritto sui testi, e questo è un grave impoverimento. Il link di 140 caratteri priva di responsabilità sia l’autore che il lettore. Mi spiace che alcuni scrittori che ammiro come Rushdie invece cedano a questa debolezza.

Meno male che c’è lui, con la sua forza e la sua costanza, mica come quel debosciato di Rushdie.

Domanda dell’intervistatore: Non crede che twitter sia soltanto un mezzo e come tale un’opportunità?

Risposta del granitico: Negli anni Trenta sono state costruite centinaia di dighe che sembravano un mezzo sicuro per assicurare l’energia. Ora si è visto che non è così e abbattere quelle dighe costa decine di volte più della costruzione. Non voglio neanche fare l’esempio della corsa al nucleare: quanti Chernobyl e Fukushima dobbiamo aspettare? Non tutto quello che è possibile è anche giusto.

Mi sfugge il nesso tra le dighe e Twitter, ma di sicuro è colpa mia.

Non le sembra un atteggiamento conservatore?

A me sembra di contrastare il trionfo del consumismo, in mano a chi ha interesse unicamente il profitto: rivendico il fatto di non essere affatto cool e di affermare che sono questi gli strumenti della vera conservazione.

Gli faccio rispondere da John Keats:

Beauty is truth, truth beauty,—that is all
Ye know on earth, and all ye need to know
.

85 caratteri, compresi gli spazi.

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