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Non ho votato e non per pigrizia, non per ubbidire a Renzi, non perché non mi importasse niente dell’argomento. Non ho votato dopo avere letto, dopo essermi informato e avere ragionato. E mi ha dato un fastidio enorme vedere che un referendum sul prolungamento di concessioni è diventato un referendum “sulle trivelle”, come se ci fosse da decidere se trivellare o meno il nostro mare.

Su questo equivoco si è costruita tutta la campagna elettorale, soprattutto dal basso. È diventato un voto contro il governo. Si è semplificato all’estremo fino a trasformare un quesito tecnicamente complesso in un “noi o loro”, con immagini di gabbiani ricoperti di morchia che puntavano a far sentire un verme chi pensasse di votare no o astenersi.

Quello che penso davvero, con tutti i dettagli, sta in due post di Enrico Sola, che vale davvero la pena leggere.

Alla fine di tutto ho provato una sensazione sgradevole, già provata in passato: che la nostra classe dirigente rispecchi esattamente quello che siamo noi, incapaci di gestire un dibattito restando sul tema e senza farci prendere dalla tentazione di buttarla in caciara.

E mi dispiace molto che sia così.

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