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Non andavo a Bruxelles da settembre del 2015 e ci sono tornato per lavoro la settimana scorsa per poco più di ventiquattro ore.

L’aeroporto è deserto, dato che la magior parte dei voli sono stati dirottati su altri scali, e ci sono ovunque soldati e poliziotti con il mitra spianato. La coda per chi deve partire inizia ben prima dell’entrata (quella che ho fatto io è durata quasi due ore) e si snoda nel parcheggio multipiano. Non oso pensare alle conseguenze se qualcuno decidesse di farsi esplodere proprio lì, prima di qualunque controllo. Ci hanno controllato i bagagli due volte, la carta d’imbarco e i documenti quattro volte. Un viaggiatore che ha scattato una foto è stato immediatamente ripreso da una guardia.

In città, uomini armati un po’ ovunque, soprattutto nel quartiere in cui si trovano le istituzioni europee. Nelle stazioni della metropolitana c’è un solo accesso aperto, anche questo presidiato.

La sensazione generale è quella di una città che cerca di vivere normalmente ma che è ben lontana dalla normalità. Mi chiedo per quanto tempo questa situazione sia sostenibile, e mi chiedo anche se questo significhi che, in un certo senso, i terroristi hanno vinto.

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