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Mi stupisce lo spazio dedicato alla polemichina sulla laurea o non laurea della nuova ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli. In famiglia abbiamo una assistente sociale e un educatore professionale: entrambi i titoli sono stati conseguiti presso scuole regionali e all’epoca non erano lauree. Da quando, però, le università rilasciano queste lauree, anche quei titoli sono stati equiparati a lauree e chi li ha conseguiti ha il diritto di farsi chiamare “dottore”.

Tra l’altro, molti di quelli che hanno attaccato la neoministra non hanno mai trovato niente da ridire quando Maurizio Landini, che ha la terza media, ha espresso opinioni su tutto, perfino sulla riforma della costituzione.

Con questo non voglio dire che si debba per forza avere una laurea, né che la laurea automaticamente dia autorevolezza e competenza. Landini non ha continuato gli studi per motivi di necessità familiare, Fedeli ha seguito quel corso e non un corso di laurea perché voleva fare quello. Per dire, Alessandro Di Battista, della cui autobiografia possiamo leggere stralci interessanti, ha non solo una laurea ma addirittura un master di secondo livello.

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