Compreso nel prezzo

Dice che i computer Apple sono cari.

Poi ti accorgi che il dizionario italiano installato di serie nel Mac è il Devoto-Oli, consultabile con un tocco del trackpad, e scopri di avere risparmiato qualche decina di euro per la versione cartacea o per quella digitale. Scopri anche che il dizionario inglese-italiano fornito di serie non ha niente da invidiare ad altri più costosi, cioè tutti gli altri.

Poi ti accorgi che l’ultima versione di macOS, High Sierra, contiene un server Time Machine. Se uno ha in casa diversi Mac che fanno il backup con Time Machine (io ne ho quattro) significa che non è più necessario avere un disco per ciascun computer, né tantomeno avere un NAS su cui far confluire tutto, come ho fatto io fino a pochi giorni fa. Significa comprare un solo disco invece di quattro e non dover acquistare un NAS, per cui bisogna mettere in conto almeno un centinaio di euro.

Poi, certo, i Dell costano meno.

Ulteriori prove dell’obsolescenza programmata

La mia esperienza su un iPad vintage si arricchisce di nuovi, interessanti dettagli che aiutano a capire come Apple pianifichi e gestisca l’obsolescenza dei suoi dispositivi.

Partiamo dalla batteria. L’altro giorno ho usato iPad per prendere appunti per quasi quattro ore. Ovviamente non sono state quattro ore di uso continuato: di tanto in tanto il dispositivo andava in stop, ma diciamo comunque che ho scritto per almeno due ore. Al termine la batteria era scesa da 100 a 75%, che non mi sembra male per un iPad di sette anni.

L’aspetto che più mi ha colpito finora, comunque, è la gestione della autenticazione a due fattori, cioè quel livello di sicurezza supplementare per cui posso accedere al mio account iCloud solo digitando sul dispositivo un codice a sei cifre che appare su un altro dispositivo. Ovviamente ai tempi di iOS 5 neanche si sapeva cosa fosse l’autenticazione a due fattori, quindi al vecchio iPad manca proprio l’interfaccia per usare questa funzione.

Eppure il probloema è stato risolto in un modo brillante: iCloud invia il codice a sei cifre a un altro dispositivo, mentre su iPad appare un avviso che mi chiede di inserire la mia password seguita dalle 6 cifre.

Evidentemente qualcuno in Apple ha pensato al problema e ha studiato una soluzione indubbiamente efficace. Alla faccia di chi è sicuro del contrario.

Obsolescenza programmata

Si sa che Apple è cattiva. Rallenta di proposito i nostri iPhone per far sì che noi, stufi del disagio, ne compriamo un altro. In Francia le hanno perfino fatto causa.

La logica perversa di tutto questo è stata smontata da Lucio Bragagnolo, e non c’è proprio niente altro da aggiungere.

Al lavoro mi sono state affidate nuove mansioni, che comportano tra l’altro la partecipazione a molte più riunioni e più responsabilità organizzative. Dato che sono un disastro nel prendere appunti su carta, ho chiesto di avere a disposizione un iPad per scrivere note e gestirle meglio. Mi hanno risposto che gli iPad vengono forniti solo al management, di cui io non faccio parte.

Ho preso in considerazione l’idea di comprarne uno, ma ho deciso invece di usare quello di mia moglie, che è quasi sempre disponibile (lei usa un iPhone 6s e un MacBook Pro del 2012 per lavorare). Per prendere appunti uso Simplenote, che grazie ai tag mi permette di organizzare tutte le note e averle disponibili anche sul computer fisso dell’ufficio, dove posso modificarle e perfezionarle. Funziona tutto bene, devo ancora verificare sulla lunga distanza se è lo strumento giusto, ma credo di sì.

Oh, and one more thing, come avrebbe detto Steve Jobs: l’iPad in questione è del 2010 e ci gira iOS 5.1.1.

Conferme

Ho già fatto l’esperienza in passato, ma ogni volta resto piacevolmente sorpreso da come tutto funzioni senza difficoltà.

Abbiamo acquistato un nuovo MacBook Air per sostituirne un altro che sembra non essere recuperabile nell’immediato. Tolto dalla scatola e avviato, il sistema ha chiesto se doveva recuperare un backup Time Machine o impostare come nuovo. Ho scelto di recuperare dal backup, che si trova su un NAS Synology collegato in wi-fi. Il nuovo Mac ha aggiornato il sistema operativo e poi ha iniziato a recuperare i dati.

Tutto questo ha richiesto meno di tre ore, in cui il Mac non ha mai avuto bisogno di assistenza, salvo nei tre minuti iniziali. Al termine, il nuovo era un clone esatto del vecchio.

Se devo spendere di più per guadagnare mezza giornata di vita, spendo volentieri.

Nel mio piccolo

Nel mio piccolo, segnalo un’iniziativa che merita di essere sostenuta.

Luca Accomazzi, in arte Akko, che di mestiere costruisce siti web, è uno dei maggiori divulgatori italiani per quanto riguarda Apple. Di recente ha lanciato su Kickstarter una campagna di raccolta fondi per un progetto originale: un libro sull’universo Apple alla cui stesura possono partecipare anche i finanziatori e futuri lettori.

Di più: il libro sarà solo il centro di un progetto più ampio, come spiega lo stesso Akko. L’ampiezza del progetto dipenderà dai fondi raccolti.

Io ho dato il mio contributo. Invito i miei (pochi) lettori a fare altrettanto. Si parte da un euro e non c’è limite alla generosità.

Stralci di conversazione

Una sera al ristorante e come spesso accade si finisce a parlare di computer. Ovviamente io sono “quello che usa il Mac” e ovviamente l’osservazione è “Sì, va bene, ma sono cari”.

Rispondo che se uno tiene anche al suo tempo non sono poi così cari, dato che il tempo di setup e manutenzione è prossimo allo zero. Apriti cielo.

Partono commenti su OS X che fa tutto da solo. “Imposta da solo la connessione, il backup, Time Machine, che roba è? Voglio decidere IO come impostare la connessione e di cosa fare il backup e quando.”

“Ah, e non parliamo della musica e delle foto. Perché devo essere obbligato ad aprire iTunes o iPhoto per cancellare una canzone o una foto? Con Windows apro il disco C, slash Musica o slash Foto e faccio quello che voglio. Voglio avere IO il controllo, non deve essere il computer che decide dove salvare le MIE cose”

Provo a dire che anche per aprire il disco C tocca usare un programma, ma non ho molto successo. E poi, perché non dovrebbe essere il computer a decidere dove salvare i file? Basta che me li faccia ritrovare in fretta quando mi servono.

“Poi OS X ancora ancora, alla fine è Linux con una bella interfaccia, ma quello che non sopporto è il sistema dell’iPhone e dell’iPad. Perché non devo poter vedere dove sono i file e farne quello che voglio? Su OS X posso aprire il Terminale e se voglio formatto tutto il disco, perché con l’iPhone non devo poterlo fare?”

Azzardo: forse perché nel giro di tre giorni Apple riceverebbe un milione di mail da utenti infuriati che per sbaglio hanno cancellato tutto?

Per fortuna arriva un vassoio di uramaki e la conversazione si spegne.

Più passa il tempo, più sono convinto che il mondo degli utenti di computer, in senso lato, si divide tra chi li usa e li fa lavorare e chi passa il tempo a organizzarli, forse ignorando che un computer si sa organizzare benissimo da solo.