Conferme

Ho già fatto l’esperienza in passato, ma ogni volta resto piacevolmente sorpreso da come tutto funzioni senza difficoltà.

Abbiamo acquistato un nuovo MacBook Air per sostituirne un altro che sembra non essere recuperabile nell’immediato. Tolto dalla scatola e avviato, il sistema ha chiesto se doveva recuperare un backup Time Machine o impostare come nuovo. Ho scelto di recuperare dal backup, che si trova su un NAS Synology collegato in wi-fi. Il nuovo Mac ha aggiornato il sistema operativo e poi ha iniziato a recuperare i dati.

Tutto questo ha richiesto meno di tre ore, in cui il Mac non ha mai avuto bisogno di assistenza, salvo nei tre minuti iniziali. Al termine, il nuovo era un clone esatto del vecchio.

Se devo spendere di più per guadagnare mezza giornata di vita, spendo volentieri.

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Doppio backup

Come ho scritto nel post precedente, a casa abbiamo due portatili, un MacBook e un MacBook Air. Ognuno fa il suo backup con Time Machine su un Nas Synology. Per il nuovo iMac ho pensato di collegare un disco da 500 GB che avevo a disposizione e che non usavo. È vero che il disco dell’iMac è da 1 TB, ma per il momento è semivuoto e prima di arrivare a 500 GB dovrebbe passare ancora un bel po’.

Per essere più sicuro, però, ho pensato a un doppio backup, magari dirottando Time Machine sul Nas, dove di spazio ce n’è da vendere, e usando un altro software, magari CrashPlan, per il backup sul disco esterno. Ho quindi creato un altro utente sul Nas e ho lanciato le preferenze di Time Machine per indicare il nuovo disco di backup. E qui ho avuto la bella sorpresa: Time Machine mi ha chiesto se volessi usare solo il nuovo disco al posto del vecchio o se volessi usare i due insieme. Ho scelto la seconda possibilità e ora mi ritrovo con backup alternati sull’uno e sull’altro disco.

Morale della favola: mi capita sempre più spesso di cercare la soluzione a un problema, piccolo o grande che sia, e di scoprire che Apple ci ha già pensato. Per chi vuole usare un computer anziché perdere tempo a configurarlo, tutto questo non ha prezzo.

Questione di punti di vista

Per Natale a casa è arrivato un iMac. Serviva, dato che il mio MacBook ha ormai sette anni e che il MacBook Air va a scuola con mio figlio ed è quindi poco disponibile.

All’accensione, OS X mi ha chiesto se volessi importare dati da altri computer. Ho detto di sì e ho trasferito i dati dal MacBook Air via wi-fi (il portatile non ha una porta Ethernet), poco più di un’ora per una ventina di GB. Al termine mi sono trovato di fronte una schermata che mi chiedeva se volessi impostare i servizi di localizzazione. Il problema è che né la tastiera né il mouse rispondevano, e non ho avuto altra scelta se non spegnere con il pulsante di accensione.

Riavvio e ritrovo la stessa finestra: collego il MacBook via Ethernet e inizio a importare, questa volta anche le applicazioni. I gigabyte sono molti di più, e anche il tempo di trasferimento si moltiplica: il cavo, stranamente, sembra ancora più lento del wi-fi e il tempo stimato supera le dieci ore. Vado a letto lasciando i computer a fare il loro lavoro.

La mattina dopo ho ancora la schermata sulla localizzazione, e di nuovo è tutto bloccato. Riavvio come avevo fatto il giorno precedente e questa volta procedo, dato che non ho più niente da importare. Appena l’avvio è completo scopro con soddisfazione che c’è tutto: un utente per ciascun membro della famiglia, un utente amministratore, un utente ospite, tutte le applicazioni, i documenti, la musica, le foto.

Ieri raccontavo tutto questo a una collega che si occupa di computer, con una punta di delusione perché per ben due volte tutto era bloccato e avevo dovuto riavviare. Il suo commento è stato che con due soli riavvii mi era andata davvero bene. Ho pensato che davvero tutto dipende dalle aspettative, che noi che usiamo Mac siamo davvero un po’ viziati e che, se spendere qualcosa in più mi fa risparmiare due giorni di imprecazioni, sono ben contento di non avere risparmiato.

Però costa meno

Dovevamo comprare un computer portatile per nostro figlio, che ha quasi dieci anni. Requisiti imprescindibili: il computer deve essere leggero, perché dovrà portarlo a scuola tutti i giorni, deve avere una buona autonomia, per arrivare alla fine della giornata scolastica, e deve far girare Windows, perché lui dovrà usare dei programmi che su Mac non esistono, se non usando degli artifici, come utilizzare tre programmi diversi per fare quello che può fare un solo software specifico.

Dato che sono ignorante in materia Windows, ho chiesto ad amici più esperti di me e anche su forum dedicati. La risposta è stata più o meno unanime: un netbook. Costano poco, sono sufficientemente robusti, sono affidabili. Tra i diversi modelli sembra che il migliore come rapporto qualità/prezzo sia l’Asus Eee PC 1215B.

Fiduciosi, siamo andati a vederlo in un paio di negozi. Il prezzo varia tra i 449 e i 499 euro, che non è esattamente un regalo. Quello che più ci ha deluso, però, è stata la qualità del portatile: plastica pura, con una tastiera di un livello davvero scadente. Basta provare a digitare a caso e si vede come, oltre ai tasti premuti, sia tutto il telaio che li contiene a flettersi verso il basso. Il tasto della trackpad scatta con un clic non molto rassicurante e richiede comunque una certa forza, che va a scapito della velocità di battitura. Abbiamo avuto l’impressione di un giocattolo destinato a rompersi dopo pochi mesi di uso intenso.

Nel frattempo, mentre mia moglie e io facevamo le nostre prove sull’Asus, mio figlio era partito verso il reparto Mac, dove stava provando un MacBook Air 11,6. Abbiamo dato un’occhiata anche noi: l’impressione è totalmente diversa, dovuta forse alla scocca unibody in alluminio, che rimane ben ferma al suo posto mentre si scrive. La trackpad non ha tasti, per cui si clicca senza fatica. Costa il doppio, ma forse vale anche di più.

Alla fine abbiamo deciso di acquistare il MacBook Air usato, e abbiamo trovato un modello recente a un prezzo più che ragionevole. Mi sono procurato una licenza assolutamente regolare di Windows 7, che conto di far usare a nostro figlio con Boot Camp, e sono sicuro di avere speso soldi in qualcosa che durerà più a lungo di un giocattolo di plastica.