Da dove si comincia?

Un articolo recente di Massimo Mantellini mi ha fatto riflettere di nuovo sul tema della tecnologia, e, più in generale, dell’innovazione a scuola. Il governo Renzi non ha un ministro per l’innovazione e neanche un sottosegretario. Chi pure gestisce blog, Twitter e Facebook, come lo stesso Renzi o Ivan Scalfarotto, ha altro di cui occuparsi.

Anch’io condivido l’impressione che, tra le riforme istituzionali, il jobs act e la sburocratizzazione, orrendo neologismo, l’innovazione farà la fine che ha sempre fatto, cioè resterà al palo. Si potrebbe partire, per esempio, dal dotare tutte le scuole di wi-fi: mio figlio, per dirne una, va a scuola con il computer e con quello scrive, poi passa i suoi lavori su una chiavetta e la gira agli insegnanti. Non può andare a scuola con un iPad, che lo alleggerirebbe e gli semplificherebbe la vita, perché non saprebbe come trasferire un file sul computer di classe.

A cascata, questo renderebbe possibile pensare a lezioni diverse, in cui ci si collega a Wikipedia e si scrivono gli articoli, invece di leggerli passivamente, in cui diventa inutile fare costose fotocopie perché quello che serve si trasferisce subito agli alunni, o in cui non serve copiare dalla lavagna, perchè il contenuto della lavagna arriva subito sui tablet.

Ovviamente niente di tutto questo è possibile senza un cambiamento culturale degli insegnanti, che devono riuscire a trovare il punto d’incontro fra l’apprendimento e l’insegnamento tradizionali, come sono stati finora, e forme nuove, facendo sì che sappiano convivere senza escludersi e farsi la guerra.

Temo che tutto questo resterà nel libro dei desideri ancora per parecchio tempo.

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Il messaggio che passa

Mentre ascolto la radio incappo nella pubblicità di un tablet Dell, di cui non colgo il nome. Ci sono due amici che parlano e uno dice all’altro di avere preso questo tablet, su cui gira Windows 8, così può connettersi alla rete aziendale. L’altro risponde con un “Seee” non troppo convinto. Il primo continua dicendo che Dell fa uno sconto fino a 150 euro sulla permuta dell’usato. La pubblicità si conclude con lo slogan “Windows 8: bello, fluido, veloce”.

Poi uno legge che Dell perde il 4% delle vendite, che Windows 8 supera di poco il 5% dell’installato sui PC e si chiede come pensano di attirare altri clienti con pubblicità di cui si fa fatica a capire persino cosa cercano di vendere.

L’oroscopo

Scrive il sito Mela Marcia:

Oggi Apple detiene due terzi del mercato tablet. Ma Android è in grande crescita, trainato da Kindle Fire e Nook (e vedremo che cosa farà Google con Motorola, ufficializzata l’acquisizione). E Nook guarda a Microsoft. Windows 8 arriverà in autunno: allora Apple calerà dal 75% al 46% da qui al 2015, mentre Microsoft balzerà all’11% del mercato tablet. Il resto sarà Android (che nel mercato smartphone ormai sale sui due terzi degli smartphone venduti in Cina).

Notando di passaggio che evidentemente due terzi corrispondono al 75%, informo che Tim Cook è dello scorpione e che da ottobre Saturno entrerà nel suo segno.

Il peso della cultura

Qualche settimana fa abbiamo messo in una scatola i libri scolastici che nostra figlia ha usato negli anni scorsi e siamo andati in una libreria per rivenderli. Alcuni sono stati rifiutati perché fuori catalogo e quindi senza mercato, altri perché ne avevano già troppi in magazzino. Alla fine abbiamo rimediato una trentina di euro e siamo venuti via con due terzi dei libri ancora nella scatola.

Ci sono parecchie domande da farsi. Perché ogni anno occorre spendere centinaia di euro per comprare migliaia di pagine di cui si userà sì e no un terzo? Perché tutti i libri vanno fuori catalogo dopo pochi anni e vengono sostituiti da libri quasi identici tranne che per qualche revisione grafica? E poi, posso capire che ai libri di storia venga aggiunto un capitolo sugli anni più recenti, che a quelli di letteratura si aggiunga un autore nel frattempo divenuto famoso, ma i libri di latino? Che cosa c’è da aggiungere a un testo di latino destinato a degli adolescenti e non a latinisti di professione?

Più in generale, perché un ragazzo deve portare ogni giorno sulle spalle un peso pari a un quarto del suo? La Corea del Sud ha già previsto l’eliminazione dei libri di testo cartacei entro il 2015, sostituiti interamente da versioni elettroniche da scaricare e usare su un tablet. Da noi una proposta del genere andrebbe incontro alle resistenze di autori ed editori, che si rifugerebbero dietro la perdita di posti di lavoro (tipografi e agenti di commercio che girano per le scuole a proporre le novità) e alla paura della pirateria (in realtà aggirabile).

La verità è che siamo ancora un paese in cui l’appartenenza (a una famiglia, una città, una professione) è più importante del servizio da rendere ai cittadini. Ancora prima che sulla velocità delle linee Adsl, è su questo che occorre lavorare.

Carri, carrozze, vagoni

Qualche sera fa stavo aiutando mia figlia a ripassare storia; argomento: la rivoluzione industriale. Dato che frequenta la Scuola europea, studia storia in inglese, con difficoltà non solo linguistiche ma anche di impostazione e di metodo.

Ieri sera mi faceva notare che all’epoca della costruzione delle prime ferrovie i vagoni del treno si chiamavano “carts”, cioè “carri”, come quelli trainati dai cavalli. Le sembrava strano, poi abbiamo riflettuto. Di fronte a ogni nuova invenzione, soprattutto a quelle che creano una categoria che prima non esisteva, gli uomini sono a corto di parole e di definizioni. Occorre per forza cercare il lessico — ma anche le forme — in qualcosa che si conosce già, in modo che la novità spaventi un po’ meno. Anche le prime automobili assomigliavano a carri, con le ruote grandi e il conducente seduto in mezzo, davanti, come se dovesse spronare dei cavalli che non c’erano. Poi si è capito che la carrozza ferroviaria e l’automobile erano nuovi modi di viaggiare, non evoluzioni di qualcosa che c’era già, le forme sono cambiate e sono arrivati nuovi vocaboli specifici.

Fatte le dovute proporzioni, mi sembra un po’ quello che sta succedendo con l’iPad. Da quando è stato annunciato, ormai circa cinque mesi fa, sono pochi quelli che l’hanno giudicato senza cedere alla tentazione di classificarlo. Si è detto che come tablet fa schifo perché mancano A e B, che come slate fa schifo perché mancano X e Y, e così via. Un po’ come se uno ascoltasse, per esempio, Peter Gabriel e dicesse che per essere rock manca la batteria regolare, che per essere pop mancano le melodie orecchiabili, che per essere world è troppo inglese e quindi fa schifo.

In realtà penso che l’approccio giusto sia di considerare l’iPad (o qualunque invenzione, se è per questo) come un oggetto a sé, da valutare senza pregiudizi e soprattutto senza cercare di inquadrarlo in una categoria, il che significherebbe automaticamente ancorarlo al passato anziché proiettarlo verso il futuro.

Mi piacerebbe sapere che cosa scrivevano i giornalisti dell’epoca quando parlavano dei primi treni o delle prime automobili.